Endometriosi, riflessioni

endometriosi

L’endometriosi è un’ombra silenziosa che si insinua nelle profondità del corpo, tessendo fitte trame di dolore laddove la vita dovrebbe scorrere libera. Non si annuncia con clamore, non chiede permesso. Si insedia, come edera nei crepacci dell’anima, insinuandosi tra le pieghe della carne, costringendo il respiro e il battito del cuore a una danza sfiancante.

Oggi 28 marzo ricorre la Giornata Mondiale dell’Endometriosi, ce lo ricorderà questa sera Regione Lombardia illuminando di giallo Palazzo Lombardia e Grattacielo Pirelli e con le sue iniziative dedicate.

Eppure, chi la porta dentro spesso non ha voce per raccontarla.

Si dice che sia solo un fastidio passeggero, un’illusione della mente ipersensibile, un’eco di fragilità femminile. Ma il dolore non mente. Esso scava, giorno dopo giorno, come un fiume sotterraneo che erode la terra senza essere visto, se non nei crolli improvvisi. Si manifesta in fitte improvvise, in stanchezze che appesantiscono il corpo come pietre legate alle caviglie, in sogni spezzati dal tormento di un ventre che non conosce pace.

L’endometriosi non è solo una malattia del corpo: è una ferita dell’anima. È la battaglia quotidiana di chi si alza ogni mattina con la speranza che, per un giorno almeno, il dolore sia più lieve, più clemente. È il cammino accidentato di chi deve dimostrare, ancora e ancora, che il suo soffrire non è frutto d’immaginazione, che la sua stanchezza non è pigrizia, che il suo silenzio è solo il riflesso di una lotta senza tregua.

Nella sofferenza cresce la forza. Nel dolore si forgia una resistenza fatta di resilienza e di consapevolezza. Ogni donna è un albero dalle radici profonde, capace di resistere alle tempeste più violente.

Nonostante le difficoltà, nonostante i giorni in cui il corpo sembra essere una prigione e il dolore un carceriere implacabile, la luce continua a filtrare attraverso le crepe. E in quella luce c’è la speranza: la speranza di essere ascoltate, comprese, curate con rispetto. La speranza di non dover più spiegare, giustificare, minimizzare. La speranza che il mondo impari a vedere e riconoscere ciò che troppo spesso rimane invisibile.

Ogni donna che affronta questa battaglia è una guerriera silenziosa, un’anima che conosce la potenza della resistenza e il valore della propria voce. E la sua voce, unita a quella di tante altre, diventa un’onda che nessuno può più ignorare.

L’endometriosi non definisce chi la porta dentro, ma è un capitolo della sua storia. E ogni storia, anche la più dolorosa, merita di essere raccontata. Perché nella condivisione nasce la forza, e nella consapevolezza sboccia la speranza.

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